Non sono NESSUNO. Se non per lo stolto ciclope Polifemo che ingannai e privai del suo unico occhio mostruoso. Sono il distruttore della “superba Troia dalle alte mura”, l’uomo “versatile e scaltro”, il costruttore del Cavallo. Ho due nomi: Odisseo mi chiamano i miei, i Greci. Ulisse i latini e voi contemporanei: anche un grande poeta etrusco, Dante mi pare si chiami, ed un altro della lontana e umida Hibernia, per voi Irlanda la verde. Ebbi due padri. L’eroe Laerte, “capo di uomini” e Omero, l’aedo cieco, il più grande di tutti i poeti, celebrato ovunque “fra tutti gli uomini che mangiano pane”. Ed ho due patrie, due isole. La prima è la piccola Itaca, la sassosa, di fronte la Grecia. La seconda è la grande Sicilia, al centro del mare che solcai, inseguito dalla vendetta di Poseidone, padre di Polifemo. A Itaca, la sassosa, vidi la luce. In Sicilia mi portarono, forse, le tempeste di Poseidone e le vie misteriose del mare. In Sicilia mi condussero di certo i miei conterranei greci, che lì fondarono grandi e famose città, con teatri per gli uomini e templi per gli dei dell’Olimpo. Donne e uomini sapienti di Sicilia hanno adesso voluto celebrarmi ancora una volta: mettendo in mostra vasi dipinti, mosaici, sculture e oggetti che mi raccontano, narrando le mie avventure e le mie sofferenze, sul mare e sulla terra. Incontriamoci a Gela, in Sicilia, fondata molto tempo fa da uomini che parlavano la mia stessa lingua ed in essa leggevano e recitavano le mie gesta scolpite in parole dal mio altro padre, Omero.

La mostra “Ulisse in Sicilia. I Luoghi del mito” permette di ripercorrere, attraverso l’esposizione di opere d’arte e di oggetti di straordinaria importanza, il viaggio dell’eroe omerico nell’Isola, le cui avventure
possono inquadrarsi nel II millennio e, più precisamente, tra il XVII ed il XII secolo a.C.
Dietro le vicende e le peripezie affrontate da Ulisse si adombrano, però, le relazioni esistenti, in quei secoli,
tra le genti transmarine, (Micenei, Cretesi, Ciprioti), provenienti dall’Egeo e le comunità dell’isola;
quest’ultima, proprio per la sua posizione geografica, costituiva una tappa fondamentale per naviganti e
commercianti, che affrontavano lunghi viaggi nel Mediterraneo alla ricerca di risorse e materie utili per le proprie comunità. Oltretutto, la Sicilia era ricca di prodotti indispensabili anche per la sussistenza delle
persone, quali grano, cereali e soprattutto lo zolfo. Si pensi che lo stesso Ulisse, dopo la strage dei Proci,
ordinò di purificare la sua reggia ad Itaca con quel minerale, “un ottimo rimedio di brutture”(Odissea, Libro XXII).
Ed in Sicilia, ricordata come la terra dei Sicani nel XXIV libro dell’Odissea, si stanziarono forse molti individui di quei gruppi transmarini, come documentano sia i modelli architettonici adottati da alcune comunità locali, sia i materiali d’importazione individuati in vari centri antichi dell’isola e delle Eolie. 

Gli oggetti micenei ( un vaso ed una spada in bronzo), esposti nel percorso della mostra, ricordano il periodo in cui furono intraprese le relazioni tra tali popoli di diversa etnia e durante il quale maturarono i racconti sull’eroe, mentre gli oggetti di età greca (antefisse fittili a maschera gorgonica o silenica, un gruppo equestre, vasi attici a figure nere e a figure rosse, armi in bronzo) riconducono ai secoli in cui, a partire dalla fine dell’VIII secolo a.C., le relazioni culturali e commerciali si intensificarono grazie alla fondazione delle colonie, tra cui Gela, sorte sulle coste della Sicilia ed in qualche caso nei suoi territori più interni.

L’episodio dell’incontro di Ulisse con Polifemo e dell’avventura sua e dei compagni nell’antro del Ciclope, si colgono in alcuni manufatti (un’arula fittile, una kylix attica a figure rosse, un cratere siceliota, un frammento di vaso con personaggi maschili, un bronzetto), mentre il racconto dell’accecamento dello stesso Ciclope è significativamente riprodotto sulla lastra di un sarcofago in marmo di età romana.
Altrettanto ben rappresentati nel percorso espositivo sono sia l’avventura dell’eroe nel momento in cui
affronta le Sirene, Scilla e Cariddi (Odissea, Libro XII,) (rhyton apulo, esemplari della coroplastica e della scultura), sia il ritorno ad Itaca dove egli potrà finalmente riabbracciare la sua Penelope, dopo aver
sterminato i Proci (Odissea, Libro XVII) (cratere attico a figure rosse, gemma in cristallo di rocca, urna
cineraria etrusca).

Al viaggio di Ulisse nel mare, reso tempestoso da Eolo, alludono alcuni manufatti (ancore, louterion fittile, corni navali in piombo). Un’eccezionale incisione del XVIII secolo ed un dipinto di Letterio Subba (1787-1868) introducono il visitatore, rispettivamente, nel Parnaso e nell’isola di Ogigia dove avvenne l’incontro tra Telemaco, figlio di Ulisse, e la dea Calips.

Cratere a volute siceliota a figure rosse
Palermo, Museo Archeologico Regionale “Antonino Salinas”
Provenienza ignota

Testa di compagno di Ulisse
Parte di un gruppo scultoreo raffigurante l’episodio di Scilla che aggredisce la nave di Ulisse. Da Villa Adriana a Tivoli Palermo, Museo Archeologico Regionale “Antonino Salinas

Il fulcro dell’esposizione è costituito dal relitto arcaico ritrovato di fronte alle coste di Gela e dei pregiati materiali in esso ritrovati (askoi attici, tripode bronzeo, cestini in fibra vegetale, etc.) che consentono di datarlo agli inizi del V secolo a.C., prima che esso affondasse a causa delle avverse condizioni meteomarine, le stesse che resero difficile il viaggio di Ulisse. Questo personaggio omerico da sempre rappresenta il viaggiatore per antonomasia, pronto ad affrontare le sfide che il destino gli pone innanzi nel corso della sua vita e che è spinto soltanto dalla voglia di trovare un porto sicuro.
Alla ricerca di nuove avventure si spinsero anche diversi esponenti dell’élite europea che, tra il XVIII ed il XIX secolo, giunsero in Sicilia per conoscere le sue antichità, i luoghi del mito e di Ulisse, affrontando un
cammino verso le radici della civiltà e dell’arte. Questa parte del viaggio è ben illustrata nei disegni e nelle immagini riprodotte in alcuni volumi dei viaggiatori del Grand Tour, i quali si soffermarono a descrivere il Porto di Ulisse e la terra dei Ciclopi, ubicandoli nel litorale a nord-est di Catania. L’episodio dell’accecamento di Polifemo fu disegnato, nel 1777, dal francese Jean Hoüel, traendo spunto proprio dal sarcofago romano, oggi in mostra, visto a Catania nel Monastero dei Benedettini.

Gela (Località Bosco Littorio). Il sito dell’emporio arcaico.

Ulisse porge la coppa a Polifemo
Mosaico della Villa di Piazza Armerin

Le isole o scogli dei Ciclopi, ossia i Faraglioni, sono stati nei testi odoporici, i topoi più ricorrenti come mostra una tavola del monumentale volume del cartografo svizzero Jean-Frédéric D’östervald (1826), ovvero quella del IV Volume dell’opera “Voyage pittoresque…. de Naples et de Sicile”, scritto dall’abate Jean-Claude Richard De Saint Non (1785), ovvero ancora un disegno inserito nell’opera di Gustavo Chiesi, “La Sicilia illustrata nella storia, nell’arte e nei paesi” (1892). Originale è la veduta di Gela, allora conosciuta con il nome di Terranova di Sicilia che Gustavo Strafforello riproduce nella sua opera, La Patria, articolata in 32 volumi (1893).
Dunque, coloro che visiteranno questa mostra, allestita a Gela in un padiglione ubicato in località Bosco Littorio, sede dell’emporio arcaico dell’antica colonia e posto ai piedi della sua acropoli, avrà modo di affrontare simbolicamente “un viaggio per mare” e nella Sicilia avvalendosi di opere e di  apparati didattici che lo trascineranno in un mondo fantastico.
“Buon viaggio” a tutti i visitatori.

Orari di apertura

Da martedì a venerdì 10,00/13,00
16,00/ 21.00

Sabato e Domenica
10,00/13,00
16,00/24,00

Biglietto intero 2,00 euro/ ridotto 1,00 euro

Ulisse in sicilia

tracce d’immortalità